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Lama Balice >> la biodiversità

Col termine lama, in Puglia, si identificano dei solchi carsici, ampi e poco profondi, che dalla Murgia nord-occidentale scendono verso l’Adriatico e corrispondenti per genesi alle più grandi e profonde gravine del versante ionico. Caratteristico delle lame è lo sbocco a mare, costituito da baie sabbiose, che si alternano alle insenature scogliose tipiche delle coste pugliesi.

La loro diffusione sul territorio regionale è piuttosto elevata: nella sola area del comune di Bari si riconoscono i tratti terminali di ben nove lame principali che si sviluppano come una sorta di ventaglio. Procedendo da nord-ovest a sud-est, si susseguono lama Balice, Lamasinata, Villa Lamberti, Picone, Fitta, Valenzano, San Marco, San Giorgio e Giotta.

Il corso di Lama Balice ha origine nelle Murge del nord barese, attraversando i territori comunali di Poggiorsini, Ruvo, Corato, Terlizzi, le frazioni bitontine di Mariotto e Palombaio, Bitonto, Palese, Modugno e Bari dove sfocia in corrispondenza del quartiere denominato Fesca.

Ha uno sviluppo complessivo di oltre 54 km su un’area di 340 Km 2.
A differenza dei fiumi, una lama cambia nome più volte lungo il suo corso. Questo accade anche per la lama Balice che nella parte alta del suo corso assume diversi nomi o toponimi (Lama Ferratela, L. Pagliata, L.Correnti, L. Caputi).

In particolare, attraversando il territorio di Bitonto, la Lama Balice acquista i seguenti toponimi:
Torrente Tiflis (o Tifris o Tifre), di origine orientale (un Tuflos si trova a Creta), a testimonianza dell’influenza che le civiltà cretese e micenea hanno avuto in Puglia e nell’Italia meridionale;

Lama Maggiore, termine ricorrente nel “Libro Rosso” di Bitonto (volume manoscritto dove sono raccolti documenti sulla storia della città);

Lama Balice, è una voce che si ritrova nel Codice Diplomatico Barese con la dizione Baligio o Baligii che significa valle;
Lama Macina o di Macina nome che, secondo lo studioso F. Virgilio (1900), deriva dall’utilizzo delle rocce affioranti per la fabbricazione di mole da frantoio (macine), grazie alla loro durezza e resistenza all’usura.

Nonostante la grande estensione della lama, è a partire dal territorio comunale di Bitonto che essa assume quelle caratteristiche che meglio la identificano.
In tale tratto, il suo andamento, orientato in direzione SW-NE e degradante verso mare, assume due configurazioni morfologiche: una meno incisa e con andamento maggiormente sinuoso e l'altra, in cui l'incisione aumenta sensibilmente, caratterizzata da ripidi costoni lungo i quali è possibile osservare la roccia calcarea stratificata. Qui, sui fianchi della lama si aprono suggestivi aggrottamenti, cavità naturali che conservano evidenti tracce dell'antica frequentazione antropica, cui si sommano numerose grotte scavate e/o ampliate dall'uomo stesso.
Molto diverso appare il tratto terminale, che canalizzato, assume un andamento rettilineo. Si tratta in realtà, di una alterazione del tracciato naturale legata allo sviluppo della città di Bari e delle numerose e sempre più imponenti infrastrutture stradali e ferroviarie. Tutto ciò compromette sensibilmente sulla funzione di drenaggio delle acque che le lama svolge.

All'interno della lama sono intervallati tratti in cui è ancora presente la vegetazione naturale, caratterizzata dalle essenze tipiche della macchia mediterranea e tratti coltivati per lo più a uliveti, vigneti e orti. Sul fondo della lama sono, infatti, presenti suoli rossi particolarmente fertili e adatti alla coltivazione. Si tratta di terreni sabbioso-argillosi (mantello colluviale), caratterizzati da un orizzonte ricco in minerali argillosi cui è legata la eccezionale fertilità. Essi derivano dall’alterazione delle rocce calcaree e dall’erosione esercitata dalle acque di pioggia che, scendendo dalle Murge verso il mare, si incanalano in questi solchi.
Le lame, infatti, oggi generalmente asciutte, hanno continuato e continuano a convogliare le acque soprattutto durante le “mene” (grandi precipitazioni di pioggia) trasportando i materiali disgregati delle Murge. Numerose sono le testimonianze di questi eccezionali eventi piovosi. Fra queste, la targa lapidea con iscrizione latina a ridosso della Chiesa di Santa Maria La Porta in Bitonto (nei pressi del ponte di S. Teresa), che ricorda un evento alluvionale cui seguì, nel 1836, il rifacimento del ponte distrutto dalla furia delle acque. Di più grande effetto, le foto che testimoniano i diversi alluvionamenti che interessarono la città di Bari all’inizio del secolo scorso (1905- 1915- 1926) e che portarono alla canalizzazione della lama Lamasinata (oggi meglio nota come canalone) e alla nascita della foresta Mercadante.
Purtroppo, eventi di tale intensità non sono solo parte della memoria del passato ma anche di una recentissima: l’evento del 23 ottobre 2005 che ha interessato la lama Lamasinata (la vicina della lama Balice), con quell’immagine del treno sospeso nel vuoto che ha fatto il giro del mondo, è ancora impressa negli occhi di molti.

La Lama è costituita in gran parte da un sistema di colture specializzate; all'interno di essa, per la presenza della depressione naturale, sopravvivono ampie tracce di un "paesaggio naturale originario"; per cui è stato possibile individuare due distinti tipi di ambienti naturali e di paesaggi: l'uno "costruito", localizzato, nel territorio pianeggiante, l'altro "spontaneo"che si estende nella depressione naturale e caratterizzato dalla presenza di specie vegetali a sviluppo spontaneo come: il carrubo, l'alloro, il rovo, il leccio, il fragno, mentre lungo i costoni, nei punti più rocciosi e aridi, crescono piante di caprifoglio, biancospino, asparago selvatico, ecc..
Non di rado possono vedersi anemoni ed esemplari di orchidee, come pure le erbe aromatiche usate in cucina come timo, menta, salvia, ruta e quelle medicinali come la borragine e la salsaparicina.
Piuttosto varia è anche la fauna. Infatti oltre a specie di animali facilmente adattabili al mutamento delle condizioni ambientali come ad esempio, la volpe, rane, ricci di terra, ospita anche animali naturalisticamente più interessanti come, ad esempio, la donnola o la faina.
L'ambiente della Lama, dunque, oltre a specie più comuni, ospita specie qualitativamente più complesse. Tra le canne si scorgono ancora le gallinelle, gli aironi, i porciglioni, i cavalieri d'Italia, le civette, il gheppio, poiana, usignolo di fiume, nibbio dalla coda forcuta, ghiandaia dal becco bruno, tordi, cinciallegre, capinere.
Sotto l'aspetto naturalistico può considerarsi una tra le aree più interessanti della Puglia, e la sua biodiversità è una ricchezza da custodire gelosamente, per le particolari piante scomparse altrove e proprie della gravina, che si sono salvate per la difficoltà di raggiungere determinati luoghi della Lama e per le condizioni naturali della stessa.

Tornando alla lama Balice, lungo il suo corso esistevano numerosi casali medievali (casale di Cammarata) e chiese anche di antica fondazione (l'Annunziata, Madonna delle Grazie, S.Maria di Costantinopoli); oggi sono ancora presenti lungo il suo corso, seppure spesso in uno stato di avanzato degrado, numerose masserie (Caggiano, Maselli – sito archeologico di recente scoperta-, Framarino, Caffariello) e torri (Pingello, del Carmine, Sant’ Egidio, San Francesco), in origine importanti centri di produzione e di controllo del territorio.

La lama costituisce quindi un ambiente di indubbio valore sia per le caratteristiche paesaggistiche, geologiche e naturalistiche ma anche che per valenza storico-archeologica e architettonica e và pertanto protetto e tutelato.

 
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Giuseppe Mastronicola
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